Dinamica sperimentale del motoveicolo


Gli ingegneri entrano nel vivo delle performance su pista con Nicolò Mancinelli, leader dell’unità trasversale che cura lo sviluppo dinamico delle moto da corsa Ducati

Dinamica sperimentale del motoveicolo

A quasi un mese dall’inaugurazione della settima edizione, il motore del Master in Ingegneria della Moto da Corsa prosegue deciso la sua salita verso il pieno regime.

Nell’ultimo weekend i ragazzi hanno continuato a destreggiarsi nel perimetro della dinamica del veicolo, al centro delle due precedenti tornate di lezione con Roberto Pegoraro. Questa volta però, la prospettiva utilizzata per trattare l’argomento è stata quella sperimentale.

La dinamica sperimentale

I progressi tecnologici in ambito motorsport hanno permesso di ridurre sensibilmente i costi sostenuti dalle case motociclistiche per condurre i test. Grazie ai software di simulazione, i racing team possono “prevedere” l’influenza delle diverse soluzioni tecniche e testarne l’efficacia al computer con un ragionevole grado di attendibilità, e solo in ultima istanza ricorrere al tradizionale, e sempre imprescindibile, test su pista.

Nicolò Mancinelli è Tyre and Experimental Vehicle Dynamics Group Leader per Ducati Corse. Ingegnere meccanico con dottorato di ricerca in meccanica applicata, oltre a essere ingegnere di pista del pilota collaudatore Ducati MotoGP Michele Pirro, Nicolò Mancinelli è a capo dell’unità trasversale che cura lo sviluppo dinamico delle Rosse di Borgo Panigale impegnate nelle varie categorie, a cominciare ovviamente dalla MotoGP e dalla Superbike.

La stima delle variabili di cinematica e dinamica del veicolo, come velocità,
accelerazioni, slittamenti, forze
, e la comprensione dei fenomeni che avvengono sulla moto. Questi e tanti altri aspetti sono studiati in ogni minimo dettaglio ricorrendo alle “normali” equazioni e leggi di cinematica e dinamica, e procedendo poi a simulazioni e validazioni tramite i cosiddetti modelli multibody, termine con cui si definiscono i sistemi meccanici composti di più corpi, rigidi o deformabili, suscettibili di movimenti relativi dovuti alla deformabilità stessa dei corpi o più propriamente alla presenza di vari tipi di coppie cinematiche e di vincoli relativi.

Una delle interazioni più complesse, dunque più affascinanti per un ingegnere appassionato di moto da competizione, è quella con gli pneumatici, il punto di contatto tra la moto e la strada. La relazione con le gomme è una delle più importanti per la performance della moto, a maggior ragione in campionati monomarca, dove chi riesce a sfruttare al meglio le poche opzioni a disposizione può assicurarsi un vantaggio decisivo sugli altri sfidanti, e ciò la rende uno degli ambiti di applicazione privilegiati della modellazione multibody.

L’equipaggiamento hi-tech

Oltre a una conoscenza perfetta delle leggi che la governano, la dinamica sperimentale richiede naturalmente strumentazioni specifiche, a cominciare dai sensori da montare sulla motocicletta. Fanno ormai parte dell’equipaggiamento standard di una MotoGP la piattaforma inerziale “IMU” (Inertial Measurement Unit), i potenziometri per misurare le corse di sospensioni e sterzo, i sensori delle ruote foniche per misurare le velocità angolari di ruote e motore, i sensori di pressione dell’impianto frenante e quelli base del motore. Ci sono poi anche i sensori ottici di distanza, i sensori ottici di velocità, i sensori di forza e coppia (estensimetrici), gli accelerometri (capacitivi) e i GPS.
 

Questi sensori servono a raccogliere i dati che vengono poi elaborati tramite gli appositi software che analizzano le performance della moto e dei suoi componenti su pista. Non bisogna mai scordarselo: ciò che riusciamo a vedere su una MotoGP, direttamente dai nostri occhi o attraverso uno schermo, è solo la punta dell’iceberg di un lavoro sofisticatissimo compiuto nei box, nelle officine, nei dipartimenti racing delle scuderie e nei laboratori dei fornitori che concorrono a creare questi prodigi di avanguardia tecnica e ingegneristica su due ruote.

E un primo assaggio concreto di questa sofisticatezza è arrivato proprio nella seconda parte della lezione di Mancinelli, in cui il docente ha mostrato esempi pratici del lavoro di simulazione dinamica e analisi delle performance della motocicletta a partire dalle schermate prodotte tramite i software utilizzati dai racing team. Uno di questi è Vi-Grade BikeRealTime, software dell’azienda italo-tedesca leader nel virtual product development Vi-Grade, di cui i ragazzi approfondiranno l’uso nella giornata di sabato 24 novembre, con un corso specifico tenuto da Mancinelli stesso insieme a Roberto De Vecchi, Product Development Manager di Vi-Grade.

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